« Si può imparare a vivere? Evita qualsiasi frenesia; lascia che i tuoi giudizi smascherino la stupidità. Ridi, ma senza fretta... »
Ivan Gončarov (Simbirsk, 1812 - San Pietroburgo 1891)
Riluce il giorno aperto agli uomini d'immagini,
quando traspare il verde dai più lontani piani,
ed al tramonto inclini la luce della sera,
bagliori delicati fan mite il nuovo giorno.
Appare spesso un mondo chiuso ed annuvolato
dubbioso interno all'uomo, il senso più crucciato,
la splendida natura i giorni rasserena,
sta la domanda oscura del dubbio più lontana.
giugno 1843
Friedrich Hoelderlin (1770-1843)
In presenza di una realtà straordinaria, la coscienza prende il posto dell'immaginazione.
Wallace Stevens (1879-1955)
Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell'inatteso, poiché essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente.
Eraclito
Non dà sollievo il tempo; mentivate
dicendo che sarebbe stata breve
la mia pena. Lo sento nella pioggia
che piange, alla marea che si ritira;
sciolte le vecchie nevi ad ogni picco,
le foglie dell’altr’anno son fumo sui sentieri;
non cosí per l’amaro della morte,
che resta, opprime il cuore, abita in me.
Ho paura di andare in troppi luoghi
che traboccano della sua memoria.
E se respiro in qualche quieta stanza
ignota al passo e al volto luminoso,
dico “non c’è memoria, qui, di lui”
e resto frastornata a ricordarlo.
Traduzione di Silvio Raffo
Edna St. Vincent Millay
L’amore non è cieco
a cura di Silvio Raffo
Crocetti Editore 1991, 2001
Spiegazione necessaria
Ci sono versi – a volte poesie intere –
che neanch’io so cosa voglion dire. Quello
che non so
mi trattiene ancora. E tu hai ragione a chiedere.
Ma non chiedere a me.
Ti ho detto che non so.
Due luci parallele
dallo stesso centro. Il rumore dell’acqua
che cade, d’inverno, dalla grondaia colma
o il rumore di una goccia che stilla
da una rosa nel giardino annaffiato
lentamente, lentamente, una sera primaverile
come il singhiozzo di un uccello. Non so
cosa vuol dire questo rumore; e tuttavia l’accetto.
Le cose che so te le spiego. Non mi dimentico.
Ma anche queste cose aggiungono qualcosa
alla nostra vita. La guardavo
mentre dormiva, il ginocchio piegato ad angolo
sul lenzuolo –
Non era solo l’amore. Questo angolo
era il crinale della tenerezza, e il profumo
del lenzuolo, di pulito e di primavera completavano
quell’inspiegabile che ho tentato, ancora
inutilmente, di spiegarti.
Da Esercizi, 1950-1960
Traduzione di Nicola Crocetti
Ghiannis Ritsos
La poesia delle cose
a cura di Ezio Savino
e Nicola Crocetti
Crocetti Editore 2009
Il sole declina (1)
Non a lungo avrai ancora sete,
mio cuore bruciato.
C’è una promessa nell’aria,
mi soffia contro da bocche sconosciute:
il grande fresco viene.
A mezzogiorno il mio sole era caldo
sopra di me. Benvenuti, voi che venite:
voi venti improvvisi,
voi freschi spiriti del pomeriggio.
L’aria corre straniera e pura.
Non mi guarda la notte
di lato, con un obliquo
sguardo di seduzione?
Resta saldo, mio cuore ardito,
non chiedere perché.
Traduzione di Pino Menzio
Friedrich Nietzsche
Rovine di stelle
a cura di Pino Menzio
Crocetti Editore 2009
Da qualche parte in Russia
Da qualche parte in Russia sta la mia anima.
Da qualche parte in Russia
la bufera manda la neve fin dentro il suo cappotto,
piange una campanella
al collo del cavallo che traina la slitta.
È questa la mia anima.
Da qualche parte in Russia
un corvo vola sopra i campi bianchi, bianchi,
la mia aquila si trascina
a fatica l’ala spezzata.
Dietro il suo respiro affannoso
lunga distilla sopra i campi bianchi
un’orma insanguinata.
Traduzione di Stefania Stefani
Gertrud Kolmar
Metamorfosi e altre liriche
a cura di Stefania Stefani
Via del Vento Edizioni 2008
La barca nera
Il vecchio siede sulla soglia. Notte. È solo.
Tiene in mano una mela. Gli altri
lasciarono la loro vita alla competenza delle stelle.
Che cosa dire loro? La notte è notte.
Né sappiamo che cosa viene dopo. La luna
finge di divertirsi in qualche modo
scintillando infinitamente sul mare. Tuttavia
in questo splendore si distingue nitidamente
la barca nera a due remi col barcaiolo tenebroso
che si allontana.
Atene, 4-V-88
Traduzione di Nicola Crocetti
Ghiannis Ritsos
La poesia delle cose
a cura di Ezio Savino
e Nicola Crocetti
Crocetti Editore 2009
Le vecchie
Si legano basso sugli occhi il fazzoletto nero.
Hanno una madia, una pignatta; i figli non li hanno.
La sera cenano da sole. Non parlano.
Sentono il vento che agita il granoturco secco
o l’acqua che scava buche nel campo abbandonato
risciacquando le ossa dei morti. Sentono anche la luna
che tutta notte abbaia alla civetta antica
e ogni cosa è così docile come se mancasse da secoli.
Traduzione di Nicola Crocetti
Ghiannis Ritsos
La poesia delle cose
a cura di Ezio Savino
e Nicola Crocetti
Crocetti Editore 2009
No, perché? Era un giorno come gli altri,
segnato sullo stesso calendario
di una data qualunque.
Ma verso sera
sul piccolo, remoto palcoscenico
di una piazzetta fuorivia
si è aperto un sipario d’aria purpurea
ed è salito sulla scena,
emozionato per la recita
e vibrante d’attesa, come chi aspetta
il cenno del maestro di ballo
per un ultimo, rapido inchino
il vecchio acero biondo,
laccato d’oro
dai raggi del sole al tramonto.
E tu lo guardi, allora, come
non piú il tempo tuo vi portasse un domani.
Donata Berra
Smerilliana n. 9, gennaio-giugno 2008
Librati Editore 2008
Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce
della lampada.
In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.
Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo
e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.
E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus
notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.
Traduzione di Ariel Rathaus
Yehuda Amichai
Poesie
a cura di Ariel Rathaus
Introduzione di Ted Hughes
Crocetti Editore 1993, 2001
Invocazione
Che altre vite più profonde soffochino la mia
nostalgia
e che il dono del coraggio mi sia concesso.
Che l’amore s’ingrandisca e sia fedele e duri
e che estranei paesaggi impediscano la tristezza.
Che l’oblio e la morte, che il tempo e il dolore
si schierino per questa volta nella fazione dei vinti.
Che le luci si spengano, e nella notte del cinema
una breve menzogna ci renda più vivi.
Traduzione di Matteo Re
Carlos Marzal
Oltre l’Esperienza
a cura di Matteo Re
Crocetti Editore 2004
Debito
Tra tutta questa morte che è venuta e viene,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.
Novembre 1957
Traduzione di Nicola Crocetti
Titos Patrikios
La resistenza dei fatti
a cura di Nicola Crocetti
Crocetti Editore 2007
Della poesia
Posare il pane in tavola,
o l’acqua. O un pizzico di
sale tra due dita. Quella è poesia.
Non alzarti sui talloni.
E sulle punte ancora meno. Avere del tempo.
Tirare su dal profondo il secchio e alla fonte
non erigere né templi né tende.
Qundo le trote risalgono il Giordano,
non comprare l’esca, sai che il fiume
non è di solo pesce.
È di più, come
la poesia è di più della parola.
Non la pietra.
Una statua. La moglie di Lot.
Quella è poesia.
Traduzione di Beatrice Haelterman
Milan Rúfus
Crocetti Editore 2009
Se ti desidero contro ogni ragione
se in te cerco il mio rifugio
se designo con il tuo nome nostalgia e bramosia
e penso che era ieri quando noi giungemmo a noi
se sono tutto impigliato nel mio amore
e tutti i miei desideri migrano verso di te
che cosa ci sarà mai di irrazionale
se ora non diciamo a noi, ma alla ragione:
resta pur sola.
Traduzione di Gio Batta Bucciol
Thomas Brasch
Una malinconica modernità
a cura di Gio Batta Bucciol
Crocetti Editore 2009
Cadono
a pezzi
gli occhi
Ne senti i cristalli
naufragare
liquide schegge
d’invisibile
Chissà da dove
adesso
da quale punto imprecisato
del suolo
la traccia retinica scintilla
segreta bocca
resa bava dall’impatto
Immagine esplosa
Rosa aulentissima
Erosa
Palpito vischioso
Sul manto nevoso
che pulsa
la sua nuda sete
Fabio Scotto
Bocca segreta. Poesie 2004-2007
prefazione di Francesco De Nicola
Passigli Editori 2008
Sulla morte, senza esagerare
Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno fin ora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova. Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
Wislawa Szymborska
Sì, un momento
passi ancora
per il mio vago pensiero,
e ricordarti sarebbe tormento
se immaginare fosse disgrazia.
Sì, in quell’ora
in cui parlammo più guardando
che parlando,
derivò questa cronica esitazione
che ora ho nel ricordarti.
Apparisti
nella mia vita
come una cosa che era alla porta.
Sparisti.
Più tardi seppi del tuo eclissarti.
Tuttavia, tuttavia,
riuscisti
a prendermi un po’ il cuore.
È un cuore triste
e non
si intende con tutto
né ha modi
per farsi amare
o per immaginarlo.
Salvo quando
il tuo sguardo
ostinatamente dolce
mi faceva saltare
il cuore in petto.
Ove andavo io?
Già lo scordavo.
Sì, il mio cuore fu tuo
in quel giorno o in un altro...
Neanche vi fosse altra terra o cielo
qualcosa sarebbe accaduto.
Traduzione di Piero Ceccucci
Fernando Pessoa
Il mondo che non vedo. Poesie ortonime
a cura di Piero Ceccucci
postfazione di José Saramago
RCS Libri 2009
Ella in cielo
Pregava Dio,
pregava con fervore
perche facesse di lei
una felice ragazza bianca.
E se ormai è tardi per simili cambiamenti,
allora, Signore Iddio, guarda quanto peso
e toglimene almeno la metà.
Ma Dio benevolo disse No.
Posò soltanto la mano sul suo cuore,
le guardò in gola, le carezzò il capo.
E quando tutto sarà compiuto – aggiunse –
mi allieterai venendo a me,
mia nera gioia, tronco colmo di canto.
Traduzione di Pietro Marchesani
Wislawa Szymborska
Adelphi Edizioni
Mattino
Ho un acero, fuori casa, e tutto è lontano qualche volta
tutto passa nelle cose senza contorno
ho un acero misterioso come una città sommersa
e guardare diventa le sue foglie, l’ombra premuta
metà sulla strada metà nel giardino
la luce di ciascun giorno
dove le voci si appuntano e si disperdono.
Siamo l’acqua versata sulle pietre dei morti
sul filo teso tra la preghiera e il canto
siamo la neve dentro le cose
l’occhio cui tutto allucina, tutto separa
e vivere è un minuscolo posto nel mondo
dove stare in giardino.
Pierluigi Cappello
Mandate a dire all’imperatore
Crocetti Editore 2009
Vitebsk*
Capanne e un’alta veste illuminata
mentre nell’azzurro le opache ali
formano strumenti e miti animali
per il canto fra i rovi, profumata
di rugiada è la pietra preparata
per l’amoroso sacrificio: calino
venti e rapine, ora poveri mali
spiantino rive e menti, e si è spezzata
su quinte deliziose la saetta
di quello sguardo che destando ammuta
come per via di un suo lume rinchiuso.
Dona il battito una pietà perfetta
di foglie e torce al giorno che ti ha illuso
facendoti splendente e sconosciuta.
Roberto Rossi Precerutti
Rovine del cielo
Crocetti Editore 2005
*Città della Bielorussia, capoluogo dell'omonima regione si trova a circa 277 chilometri da Minsk nel nord del paese. Una città legata ai nomi dell'arte del XX secolo, il grande Mark Chagall è nato qui dove ha vissuto la sua giovinezza, ricoprendo anche il ruolo di Commissario del Popolo nel governo cittadino negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d'Ottobre prima che emigrasse in Francia, ma anche artisti del calibro di Kandinsky, Malevich passarono molto tempo in questa cittadina.
La baia di Karlòvasi*
Vecchie case abitate dai fischi notturni dei battelli.
Dai lampadari
pendono piccole navi di legno costruite con cura
da mani di marinai condannati. Da anni e anni ormai
sono sprangate. La ruggine, il sale, le tarme, i tarli
hanno corroso porte, finestre, pavimenti, scale,
serrature, sbarre. Qui dentro
un tempo i bambini giocarono con un cane grande
come un leone;
corpi nudi si rotolarono su tappeti persiani. Perciò, le notti,
dabbasso rimbomba inesorabile il mare, e il vecchio capitano
agita in aria una lampada antivento, gridando a uno a uno
i loro nomi – Artèmide, Elettra, Elena, Patroclo,
Achille, Oreste –
poi sale sulla nave, tirata in secco, spegne la lampada
e si corica sotto la stessa coperta fradicia di Odisseo.
Traduzione di Nicola Crocetti
Ghiannis Ritsos
Il funambolo e la luna
introduzione di Ezio Savino
a cura di Nicola Crocetti
Crocetti Editore 1984, 2005
* La città di Karlovassi (Karlovasi) si trova nella parte nord-occidentale dell’isola di Samos
A cosa mi è servito correre per tutto il mondo,
trascinare, di città in città, un amore
che pesava più di mille valige; mostrare
a mille uomini il tuo nome scritto in mille
alfabeti e un’immagine del tuo volto
che io giudicavo felice? A cosa mi è servito
respingere questi mille uomini, e gli altri mille
che fecero di tutto perché mi fermassi, mille
volte pettinando le pieghe del mio vestito
stanco di viaggi, o dicendo il tuo nome
così bello in mille lingue che io mai
avrei compreso? Perché era solo dietro te
che correvo il mondo, era con la tua voce
nelle mie orecchie che io trascinavo il fardello
dell’amore di città in città, il tuo
volto nei miei occhi durante tutto il viaggio,
ma tu partivi sempre la sera prima del mio arrivo.
Traduzione di Mirella Abriani
Maria do Rosário Pedreira
Tutti i nomi dell’amore
a cura di Mirella Abriani
e Fernando Pinto do Amaral
Crocetti Editore 2009
Lamenti per i morti in guerra
1
Il signor Beringer, a cui è morto il figlio
sul Canale di Suez, che stranieri
scavarono per far passare le navi nel deserto,
passa con me per la Porta di Giaffa.
È dimagrito molto: ha perso
il peso di suo figlio.
Per questo ora galleggia nei vicoli leggero
e nel mio cuore s’impiglia come i rami
sottili alla deriva.
Traduzione di Ariel Rathaus
Yehuda Amichai
Poesie
a cura di Ariel Rathaus
Crocetti Editore 1993, 2001
Nel nome
Io, riconosciuto nudo, risalito lungo le cicatrici
dalla conoscenza della tua bocca, ti schiudo alla mia
come un’alba, un riparo
nel respiro della forza deposta;
ogni giorno aggiungo una morte alla mia vita
e ogni giorno il tuo nome ha più significato
duttile sulla mia lingua
e l’ombra versata la sera sulla soglia
il minuto posato nell’attesa
ci libera dalla morte ereditata;
era aprile e pensavo di essere
più piccolo del firmamento,
che non sei tu, non sono io
lo splendore di un sentiero tracciato
dentro il mio nome e il tuo.
Pierluigi Cappello
Mandate a dire all’imperatore
Crocetti Editore 2009
Dal cuore del miracolo
Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita piu vera?
Già piegato, presumo di non cedere.
Giovanni Giudici
La vita in versi
Arnoldo Mondadori Editore 1965